L’incontinenza fecale è un’umiliante regressione della funzionalità corporea che, spesso, causa ansia, paura, imbarazzo e isolamento e può impedire gravemente l’attività e la vita sociale delle persone che ne sono affette. E’ una patologia assai frequente che colpisce la popolazione adulta, soprattutto femminile, con una incidenza molto più elevata di quella dichiarata. Se i casi accertati oscillano tra lo 0,5 e l’1,5% della popolazione si stima/ipotizza che queste percentuali si elevano nella realtà delle situazioni a circa il 10-15%. Non a caso si parla di patologia silenziosa e sottostimata : la società non affronta il problema, i pazienti sono reticenti ed imbarazzati a parlarne con medici e familiari; i medici di base e spesso anche gli specialisti pongono una certa resistenza ad indagarla, soprattutto a causa della mancanza di un trattamento ideale che garantisca risultati a lungo termine soddisfacenti. Eziologia Le cause dell’incontinenza fecale sono molteplice e multifattoriali. Per meglio capire bisogna prima mettere a fuoco due nozioni sulla continenza. La continenza necessita della contemporanea attività di più funzioni: la sensibilità rettale e anale per distinguere tra fluidi, feci e aria; la capacità del serbatoio del retto e del colon distale per accumulare feci; la coordinazione dei muscoli sfinteriali anali e del pavimento pelvico per controllore la defecazione volontaria. Non dimentichiamo che anche la motivazione è essenziale per mantenere la continenza.
Si possono quindi riconoscere numerose cause dell’incontinenza brevemente riassunte nella tabella sottostante

Causa

Commento

Compromissione funzionale mentale o fisica
Ridotta capacità del resevoir rettale Causato dall’invecchiamento, dalla radioterapia, da tumori, da fenomeni ischemici locali, da resezioni chirurgiche
Ridotta sensibilità rettale Causata da diabete, fecalomi, malattie neurologiche croniche, stipsi cronica
Ridotta funzione dello sfintere anale e del muscolo puborettale Causata da traumi tra cui quelli ostetrici, interventi, lesioni del midollo spinale o dei nervi periferici

Diagnosi L’anamnesi e l’esame obiettivo con anoscopia sono fondamentali

per accertare la serietà del problema. Diversi semplici esami strumentali ci permettono poi di acquisire informazioni obiettive utili per stabilire i difetti responsabili dell’incontinenza. Da indagare sempre anche l’eventuale presenza di incontinenza urinaria: i due disturbi possono essere contemporaneamente presenti nel 26% delle donne. La manometria anale misura direttamente la pressione del canale anale in condizioni basali e sotto compressione, la capacità contrattile della muscolatura. sensibilità rettale, la compliance rettale e il riflesso anorettale inibitorio.

L’elettromiografia del muscolo puborettale valuta l’apporto del nervo motorio e la risposta dei muscoli scheletrici,. La defecografia valuta la capacità e il diametro rettale, l’angolo anorettale (funzionalità del muscolo puborettale) e l’abbassamento del perineo (funzionalità del pavimento pelvico). Si può individuare facilmente l’indebolimento del muscolo puborettale e del pavimento pelvico. La rettoscopia può valutare la mucosa e individuare le lesioni endoluminali (p. es., infiammazione, melanosi del colon dovuta ad abuso di lassativi, tumori, stenosi) che possono contribuire alla sintomatologia. L’ecografia transanale valuta l’integrità degli sfinteri anali interno ed esterno, misurando lo spessore muscolare e la presenza oppure l’assenza di lesioni muscolari.

Trattamento: Vi sono numerosi trattamenti che possono curare l’incontinenza. Sicuramente la diagnosi precoce quando la malattia è ancora in forma lieve permetterebbe di raggiungere risultati più soddisfacenti. Infatti nelle forme più lievi è spesso sufficiente una adeguata educazione alimentare con eventuale ausilio di farmaci per eliminare l’eccesso di gas e prevenire la diarrea. Buoni sono i risultati che si possono ottenere la ginnastica di riabilitazione neuromuscolare con ausili audiovisivi (biofeedback), da eseguire se indicato in associazione con tecniche di elettrostimolazione. Vi sono poi una serie di tecniche chirurgiche che hanno lo scopo di ricostruire l’apparato sfinteriale, piuttosto che sostituirlo con protesi artificiali o utilizzando un altro muscolo del paziente. I risultati sono incerti ma soprattutto con efficacia decrescente nel tempo. Infine abbiamo a disposizione la neuromodulazione sacrale che si avvale di lievi impulsi elettrici per stimolare in maniera costante i nervi sacrali dell’innervazione autonoma e somatica periferica del pavimento pelvico. Il trattamento viene suggerito per i pazienti con incontinenza fecale in cui sono fallite le terapie conservative ed anche ove lo sfintere è morfologicamente intatto.

Dott.ssa Paola Cellerino Medico Chirurgo – Specialista in Chirurgia Generale


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